Legalità

DALLA MEMORIA ALLA NORMA: IL VALORE GIURIDICO DEL 21 MARZO NELLA LEGGE 8 MARZO 2017, N. 20

Il contributo analizza come la legge 8 marzo 2017 n. 20 trasformi il 21 marzo in un obbligo giuridico di memoria, educazione e legalità contro le mafie.
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ABSTRACT: In questo articolo tratteremo l’importanza sociale di una giornata diventata simbolo nel corso della storia e della sua evoluzione: il 21 marzo, Giornata nazionale in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Non si tratta solo di una data simbolica: la Legge 8 marzo 2017, n. 20 trasforma la memoria in un dovere giuridico dello Stato. Questo contributo cercherà di analizzare il significato normativo della ricorrenza, ponendo al centro come il riconoscimento delle vittime innocenti rappresenti un obbligo istituzionale di memoria, prevenzione ed educazione alla cultura della legalità. La memoria diventa uno strumento di giustizia contro l’illegalità, rafforzando il senso civico e il rispetto dei principi costituzionali. 

SOMMARIO: 1. LA LEGGE 8 MARZO 2017, N. 20: LO STATO RICONOSCE LA MEMORIA COME OBBLIGO DELLO STATO – 2. IL RICORDO E LA MEMORIA DELLE VITTIME INNOCENTI DI MAFIA COME STRUMENTO DI RESPONSABILITÀ ED EDUCAZIONE ALLA LEGALITÀ – 3. LA MEMORIA COME SENSO DI GIUSTIZIA CONTRO LA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA – 4. DALLA FERITA ALLA VOCE: NASCITA DI UNA MEMORIA COLLETTIVA (1993-1996) – 5. UN’ITALIA CHE RICORDA: LA CRESCITA DI UN RITO COLLETTIVO (1997-2016) – 6. DALLA MEMORIA ALL’IMPEGNO: RICONOSCIMENTO E NUOVE SFIDE (2017-2026)

1. LA LEGGE 8 MARZO 2017, N. 20: LO STATO RICONOSCE LA MEMORIA COME OBBLIGO DELLO STATO 

La Repubblica riconosce il giorno 21 marzo quale “Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo della vittime delle vittime delle mafie” (Art. 1, comma 1, della Legge 8 marzo 2017, n. 20).

La Repubblica italiana con la Legge 8 marzo 2017, n. 20 riconosce formalmente il 21 marzo come “Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie”, cercando di trasformare la memoria in un vero e proprio dovere giuridico e civico. La norma sottolinea il verbo “riconosce” indicando un atto normativo che obbliga le istituzioni a promuovere iniziative concrete per conservare, rinnovare e costruire una memoria condivisa, al fine di rafforzare il ruolo delle istituzioni democratiche. 

In particolare, la legge stabilisce che gli istituti scolastici di ordine e grado devono organizzare attività di sensibilizzazione, per far conoscere alle giovani generazioni la storia delle vittime e delle continue lotte contro la criminalità organizzata. L’importanza della memoria e dell’educazione alla legalità ci offre una panoramica essenziale: ricordare diventa uno strumento di prevenzione, capace di contrastare la cultura mafiosa mediante la conoscenza e la consapevolezza dell’attività criminosa.

La norma sottolinea che tali iniziative devono essere realizzate senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, al fine di garantire continuità nell’operato svolto. Infine, il richiamo alla legge come obbligo di osservarla e farla osservare ribadisce che la memoria delle vittime innocenti non è solo un mero ricordo simbolico, ma un principio giuridico attivo e concreto, con finalità reali sulla responsabilità dello Stato e dei cittadini che compongono lo strato sociale. 

Ciò che è importante sottolineare è la natura intrinseca della legge qui menzionata: essa non si limita a celebrare un giorno dell’anno, ma fa della memoria un impegno normativo, civile ed educativo, il primo vero risultato di una società che ogni giorno si impegna nel combattere l’illegalità e a promuovere legalità e giustizia. 

2. IL RICORDO E LA MEMORIA DELLE VITTIME INNOCENTI DI MAFIA COME STRUMENTO DI RESPONSABILITÀ ED EDUCAZIONE ALLA LEGALITÀ

Ricordare le vittime innocenti di mafia non è solo un mero gesto simbolico in una giornata come quella del 21 marzo, ma un atto educativo e un obbligo civico che rafforza la responsabilità dei cittadini verso la legalità e il dovere. La legge 8 marzo 2017, n. 20, citata poc’anzi, indica chiaramente che la memoria deve essere promossa nelle scuole e nella società, con iniziative che facciano delle storie di chi ha perso la vita innocentemente, una memoria attiva e continua. 

Ogni nome, ogni storia, ogni volto rappresenta una storia di grande rilevanza che merita di essere rispettata e raccontata con orgoglio e senso di giustizia, affinché sia un monito per le nuove generazioni. Nomi come Francesca Morvillo, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rossella Casini, Giuseppe di Matteo, Vito Pipitone e moltissimi altri sono simboli conreti di coraggio, impegno civile e lotta perpetua contro l’illegalità. Citare questi nomi non è solo commemorazione, ma è la trasmissione di valori che, ancora oggi, fanno comprendere che la legalità non è qualcosa di astratto e statico, ma il frutto di una costruzione fatta nel tempo attraverso scelte e azioni responsabili. 

Attraverso il ricordo, l’impegno sociale e le istituzioni hanno l’obiettivo di creare una cultura della Legalità, insegnando che ogni cittadino ha un ruolo nella tutela delle istituzioni e nella prevenzione attiva dell’ideologia criminale. La memoria diventa strumento di prevenzione, rafforzando la coscienza civile e stimolando comportamenti coerenti con i principi di giustizia e democrazia, come ci ricorda la nostra Carta costituzionale. 

Ricordare le vittime innocenti di mafia significa trasformare la memoria in Legalità attiva, ma soprattutto garantire un impegno quotidiano per uno Stato di diritto. 

3. LA MEMORIA COME SENSO DI GIUSTIZIA CONTRO LA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA

La memoria delle vittime innocenti di mafia diventa uno strumento di giustizia: non solo per ricordare, ma anche per agire concretamente per prevenire l’illegalità e rafforzare maggiormente il rispetto e il ruolo delle istituzioni democratiche. L’impegno costante e l’abnegazione di Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera – Nomi e Numeri contro le Mafie – dimostra come la memoria attiva possa tradursi in azione concreta: manifestazioni, seminari, iniziative e momenti di importante riflessione che rendono la memoria viva e partecipata. 

Giuridicamente parlando, la Legge 8 marzo 2017, n. 20 si è resa autrice di questo lungo processo, obbligando lo Stato a promuovere la memoria come elemento di tutela sociale e responsabilità civica. È così che la memoria diventa uno degli strumento per costruire una società più retta, capace di resistere alla criminalità organizzata e arginarla attraverso consapevolezza, educazione e impegno quotidiano. 

Come ricordava Piero Calamandrei nel suo celebre scritto “Elogio dei giudici scritto da un avvocato”:

Per trovare la giustizia, bisogna esserle fedeli”.

Queste parole racchiudono il senso più profondo di questa Giornata: la memoria delle vittime innocenti di mafia non è solo commorazione, ma un impegno concreto dello Stato e di ciascun cittadino a essere fedeli alla giustizia e alla legalità. È un invito silenzioso, ma potente, a trasformare il ricordo in azione e il ricordo in strumento consapevole di educazione e prevenzione. 

4. DALLA FERITA ALLA VOCE: NASCITA DI UNA MEMORIA COLLETTIVA (1993-1996)

È proprio da questa idea di memoria come responsabilità attiva, e non come semplice ricordo, che prende avvio la storia della Giornata della Memoria e dell’Impegno.

La storia di questa ricorrenza non affonda le radici in un ufficio legislativo, ma nel fango e nel sangue delle stragi del 1992. In un pomeriggio rovente del 1993, durante una commemorazione ufficiale a Capaci, Carmela Montinaro, madre del caposcorta di Giovanni Falcone, scosse il braccio di Don Luigi Ciotti con una richiesta destinata a cambiare il corso dell’antimafia civile: restituire un nome e una dignità a suo figlio Antonio, troppo spesso ricordato come “uno degli uomini della scorta”.

Da quel grido contro l’oblio, che Don Ciotti interpretò come la necessità di ripartire dall’ABC delle relazioni umane, prese forma un percorso di aggregazione che portò, tra il 1994 e il 1995, alla nascita di Libera. Fondamentale fu anche il contributo etico di Saveria Antiochia, madre dell’agente Roberto, che curò con rigore quasi filologico il primo elenco dei nomi, verificandone l’assoluta innocenza presso tribunali e prefetture.

Il 21 marzo 1996, scelto come simbolo di una “primavera della legalità”, si celebrò a Roma la prima edizione ufficiale: per la prima volta, quel mosaico di vite spezzate veniva restituito alla piazza pubblica, alla presenza del Presidente Oscar Luigi Scalfaro.

5. UN’ITALIA CHE RICORDA: LA CRESCITA DI UN RITO COLLETTIVO (1997-2016)

Nata come un piccolo seme con appena cinquecento partecipanti, la Giornata ha conosciuto una straordinaria espansione geografica e sociale, trasformandosi in uno dei più significativi appuntamenti dell’agenda civile italiana.

Dalle prime edizioni in terre simboliche come Niscemi (1997) e Corleone (1999), la manifestazione ha progressivamente risalito la penisola, approdando al Nord con l’edizione di Modena nel 2003. Questa “geografia del coraggio” ha accompagnato la crescita dell’elenco delle vittime: dai circa trecento nomi iniziali agli oltre mille attuali, includendo magistrati, forze dell’ordine, testimoni di giustizia, imprenditori e, tragicamente, anche bambini e vittime innocenti colpite per errore.

Nel corso di questi vent’anni, il rito si è arricchito di strumenti concreti. L’approvazione della legge 109/96 sul riuso sociale dei beni confiscati ha segnato un passaggio decisivo: la memoria ha smesso di essere solo commemorazione per diventare azione, traducendosi in biblioteche, centri sociali e cooperative sorte sui beni sottratti alle mafie.

La partecipazione è cresciuta esponenzialmente, fino a raggiungere il picco di oltre duecentomila persone a Bologna nel 2015.


6. DALLA MEMORIA ALL’IMPEGNO: RICONOSCIMENTO E NUOVE SFIDE (2017-2026)

Il riconoscimento formale della rilevanza storica della Giornata è giunto con la Legge 8 marzo 2017, n. 20, con cui la Repubblica Italiana ha istituito ufficialmente la “Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie”. Questo passaggio ha rafforzato il ruolo educativo della ricorrenza, coinvolgendo le scuole nella promozione di una cultura della legalità.

Negli anni più recenti, la Giornata ha dimostrato una notevole capacità di adattamento. Durante la pandemia di COVID-19 nel 2020, il tradizionale rito della lettura dei nomi si è trasferito online, mantenendo viva la partecipazione collettiva anche a distanza.

Oggi, alle soglie del trentennale di Libera, la ricorrenza continua a evolversi per confrontarsi con mafie sempre più “liquide”, che privilegiano la corruzione alla violenza esplicita. La scelta di Torino per l’edizione del 2026 assume un valore simbolico: la città che vide nascere la rivista Narcomafie nel 1993 e in cui operò il procuratore Bruno Caccia, unico magistrato ucciso dalle mafie nel Nord Italia.

La memoria, dunque, non è più una teca immobile, ma un “muscolo” dell’etica pubblica: uno strumento vivo e necessario per difendere i diritti fondamentali e la democrazia.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE 

1. LEGGE 8 marzo 2017, n. 20 Istituzione della “Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie”, Normattiva. 

2. Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. 

Un ringraziamento va a Nicholas Ninno per il suo contributo. 

Autore

  • Letizia Tinti Previtali

    Studentessa di Giurisprudenza presso l’Università di Trento, nutre una profonda passione per il diritto e la giustizia, con particolare interesse per il diritto penale e il contrasto alla criminalità organizzata. Aspira a diventare magistrato, mossa dai valori di legalità, giustizia, equità e verità.

Letizia Tinti Previtali
Studentessa di Giurisprudenza presso l’Università di Trento, nutre una profonda passione per il diritto e la giustizia, con particolare interesse per il diritto penale e il contrasto alla criminalità organizzata. Aspira a diventare magistrato, mossa dai valori di legalità, giustizia, equità e verità.